L’armadio


In ascolto: John Lennon – Woman


Ieri ho sentito una persona a cui voglio bene. Stava svuotando gli armadi.

Tra poco cambierà casa. E, con la casa, anche tutto il resto.

Me l’ha raccontato con la voce di chi sta facendo una cosa pratica, mentre intanto ne sta facendo un’altra, molto più grande. Sacchi da una parte. Scatole dall’altra.

Ho pensato a quanto poco guardiamo i nostri armadi.

Li apriamo ogni giorno e prendiamo sempre le stesse cose. Le stesse tre camicie, gli stessi jeans, il maglione che va bene su tutto. Il resto sta lì. Appeso, piegato, impilato. Anni interi di cose che non abbiamo mai messo e che non abbiamo mai avuto il coraggio di buttare.

Il vestito comprato per un’occasione che poi non c’è stata.

Il cappotto di quando eravamo di un’altra taglia, o di un’altra vita.

La scatola mai riaperta, che sappiamo cosa contiene e proprio per questo non apriamo.

Un armadio non è un posto dove si tengono i vestiti. È un posto dove si tengono le versioni di noi che non abbiamo ancora salutato.

Per questo non lo svuotiamo mai per caso. Si fa ordine quando ci si accorge che non c’è più spazio, e non parlo dell’armadio.

Ci vuole un trasloco, o una fine, o un inizio che somiglia tanto a una fine. Ci vuole il momento in cui capisci che non puoi portare tutto con te, e che quello che porti dice chi hai deciso di essere.

Ogni cosa che prendi in mano fa la stessa domanda: serve ancora?

E la risposta, quasi mai, riguarda l’oggetto.

Si tiene ciò che ci somiglia ancora. Si lascia andare il resto, non perché sia diventato inutile, ma perché finalmente si è smesso di avere paura del vuoto che lascia.

Io lo so com’è. Il mio trasloco più grande l’ho fatto tanto tempo fa. Era il momento in cui avevo smesso di conservare le cose “per dopo” e avevo cominciato a chiedermi cosa mi servisse davvero per quello che sarebbe venuto. Poi ne sono arrivati tanti altri, più piccoli, in mezzo agli anni.

So che potrebbero arrivarne ancora. Un trasloco può bussare in qualsiasi momento, e non mi spaventa.

Si scopre che serve pochissimo.

Si scopre che un armadio mezzo vuoto non è una perdita. È la prima stanza di una casa nuova, ancora senza nome.

Perché alla fine l’armadio è questo: una vita intera messa in ordine, in attesa del giorno in cui qualcuno trova il coraggio di aprirla tutta.

Katsiematsi, dalla soglia di casa

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